Cos’è successo il 26 settembre a Iguala?

Stato di Guerrero, Messico. Poco lontano dalla capitale, Chilpancingo de los Bravo, c’è Ayotzinapa, un più che modesto centro abitato che nel 2010 contava appena ottantaquattro abitanti. Nella piccola Ayotzinapa ha sede la Scuola normale rurale “Raúl Isidro Burgos”, un istituto di istruzione superiore fondato nel 1926 con lo scopo di preparare futuri insegnanti. Tra i banchi della Normale rurale non si formarono però soltanto insegnanti, ma anche alcuni dei più famosi líder dell’opposizione governativa, come Genaro Vázquez e Lucio Cabañas, fondatore del Partito dei poveri e guerrigliero, oggi eroe leggendario e simbolo della sinistra rivoluzionaria messicana. E la scuola si guadagnò il soprannome di semillero de guerrilleros, “fucina di guerriglieri”.

Stato di Guerrero, Messico. A più di duecento chilometri da Ayotzinapa c’è Iguala de la Independencia, la città dove il 24 febbraio 1821 venne ufficialmente riconosciuta l’indipendenza del Messico dalla Spagna. Nella storica Iguala il 26 settembre 2014 un centinaio di studenti della “Raúl Isidro Burgos” divennero il bersaglio dei proiettili della polizia municipale. Secondo la polizia, i normalistas si sarebbero impadroniti con la forza di alcuni autobus per far ritorno ad Ayotzinapa, e gli agenti – intenzionati a fermare l’azione violenta – avrebbero iniziato a sparare. Dei colpi sono stati rivolti anche verso due taxi e verso un pullman che trasportava una squadra di calcio, Los Avispones de Chilpancingo, uccidendo il conducente e uno dei giocatori. Sei morti e venticinque feriti in totale. E cinquantasette dispersi tra gli studenti.

Martedì 30 ne vengono ritrovati tredici di quei cinquantasette, sani e salvi. Nel caos della situazione i numeri si confondono: il numero esatto dei dispersi è quarantatré. I giorni passano senza loro notizie, fino al ritrovamento – sabato 4 ottobre – di alcune fosse comuni nei dintorni di Iguala; dentro, quel che resta dei corpi di almeno ventotto persone. Cosparsi di benzina e bruciati. L’identificazione immediata è impossibile, ma a collegare il macabro rinvenimento al caso dei quarantatré studenti spariti nel nulla ci vuole un attimo. Per avere qualche certezza bisognerà però aspettare il risultato degli esami del DNA, dice Iñaky Blanco, procuratore generale dello stato di Guerrero, la sera dello stesso giorno.

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Al di là della versione fornita dalle forze dell’ordine, cos’è successo veramente il 26 settembre a Iguala? Per rispondere a questa domanda non basterà (purtroppo) un test del DNA. Gli studenti della “Raúl Isidro Burgos” sono stati veramente aggrediti soltanto perché avevano “rubato” degli autobus? I colpi indirizzati verso il pullman degli Avispones e verso i due taxi sono stati veramente sparati per errore? E soprattutto, chi è stato veramente a sparare? Quesito non banale, se consideriamo che alcune fonti hanno parlato di «uomini armati e mascherati non identificati», probabilmente membri di un qualche cartello. Ma se così fosse, per quale motivo dei criminali dovrebbero eliminare degli studenti provenienti da una piccola cittadina in mezzo alla campagna?

Stando a quanto affermato negli scorsi giorni da Iñaky Blanco, sarebbero stati finora arrestati ventidue agenti della polizia municipale di Iguala più otto membri di una «organizzazione criminale» non meglio specificata. Sembra che la collaborazione di questi ultimi si sia rivelata determinante per il ritrovamento dei ventotto cadaveri: quella fossa comune sarebbe un luogo di sepoltura prediletto dalle gang che operano nella zona.

A complicare ulteriormente la situazione, gli investigatori sarebbero entrati in possesso di alcuni video – filmati dalle telecamere di sorveglianza della procura di Iguala – che mostrerebbero dei poliziotti arrestare un numero ancora imprecisato di studenti e portarli via su delle vetture d’ordinanza. Inoltre, i ventidue agenti di cui sopra non sono stati accusati soltanto di omicidio: il procuratore Blanco ha espressamente dichiarato che «elementi della polizia municipale fanno parte della criminalità organizzata».

E poi, che fine ha fatto José Luis Abarca, il sindaco di Iguala? Perché, dopo il 26 settembre, sembra essersi dissolto nel nulla anche lui. Alcuni ritengono che Abarca fosse legato al cartello dei Guerreros Unidos, e che il massacro di Iguala l’avrebbe permesso e ordinato lui stesso.

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Guerreros Unidos nascono nel 2011 da Cleotilde Toribio Rentería, El Tilde, che cominciò il suo cursus honorum sotto l’ala protettrice di Edgar Valdez Villarreal, aka La Barbie, un affiliato dell’estinto cartello dei Beltrán Leyva. Composto perlopiù da «sicari tra i 16 e i 25 anni, provenienti da grandi cartelli, […] che conoscono il modus operandi del crimine organizzato» – come racconta Raúl Benítez Manaut dell’Università Nazionale Autonoma del Messico –, questo piccolo cartello si dedica principalmente ad estorsioni e rapimenti negli stati di Guerrero e Morelos. I Guerreros Unidos si sono anche ritagliati una fetta nel narcotraffico internazionale, contrabbandando oppio e marijuana negli Stati Uniti d’America, e in particolare a Chicago.

Il coinvolgimento dei Guerreros Unidos nella strage di Iguala si potrebbe dire certo, dato che è stato lo stesso cartello a rivendicare l’atto. A Iguala, qualche giorno dopo la notizia dell’arresto dei poliziotti, è infatti apparso questo striscione, firmato «GU»:

Al governo federale e statale e a tutti quelli che ci sostengono: noi chiediamo il rilascio dei 22 poliziotti arrestati. Vi diamo 24 ore per liberarli. Se non verranno liberati dovrete affrontare le conseguenze. Inizieremo dando i nomi delle persone al governo che ci sostengono… La guerra è iniziata.

Manca ancora il movente. Perché uccidere dei semplici ragazzi? Questo non è ancora del tutto chiaro, ma pare che gli studenti della “Raúl Isidro Burgos” ostacolassero lo svolgimento delle attività criminali dei Guerreros Unidos nello stato di Guerrero, forse rifiutando di versare somme di denaro al cartello e convincendo altri a seguire il loro esempio. Eliminarli avrebbe quindi fatto comodo tanto all’organizzazione criminale quanto alle corrotte autorità governative locali: la prima si sarebbe liberata di una fastidiosa seccatura, le seconde di agguerriti manifestantes.

Aggiornamento 26/09/2015: Questo post, scritto e pubblicato a pochi giorni di distanza dal 26 settembre 2014, è obsoleto. Se ti interessa conoscere meglio il “caso Iguala”, ti consiglio di leggere prima di tutto questo articolo e poi gli ultimi aggiornamenti sulla vicenda, cliccando qui.


Puoi seguirmi su Twitter: @marcodellaguzzo

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