Come il CJNG è diventato il cartello n° 1 del Messico

Non c’è bisogno di occuparsi di Messico per sapere chi sia El Chapo e cosa faccia per vivere, per conoscerne le fattezze e almeno qualche episodio – quelli più scenografici – della sua vita: le umilissime origini e la successiva ricchezza; il matrimonio con una giovanissima ex-reginetta di bellezza; le ripetute evasioni; l’incontro con Sean Penn durante la latitanza; il fatto che abbia fondato e guidato per oltre venticinque anni l’organizzazione criminale più potente al mondo, il Cartello di Sinaloa. La sua figura – è innegabile – esercita un enorme fascino e suscita anche una certa riverenza, il suo soprannome è praticamente un brand: in Messico il faccione di El Chapo te lo ritrovi stampato sulle t-shirt, le sue “gesta” diventano il soggetto delle ballate norteño, ed egli stesso è parte integrante della cultura pop mondiale (presente la canzone di Jake La Furia o il teaser della serie tv che Netflix sta preparando su di lui?).

Di El Mencho, però, nessuno sa niente. A malapena conosciamo il suo nome, Nemesio Oseguera Cervantes, qualche dettaglio sparso della sua biografia e – grazie ad una sbiadita foto segnaletica – il suo anonimo volto. Segni particolari, a parte un paio di baffi neri e poco folti, nessuno. Eppure Nemesio Oseguera un uomo “qualunque” proprio non è: è l’elusivo capo del Cartello Nuova Generazione di Jalisco (CJNG), un’organizzazione criminale nata pochi anni fa ma che sta conoscendo una crescita incredibile, che ha spinto molti analisti a definirla come quella potenzialmente più potente, attualmente, in Messico.

Secondo alcuni, l’anno di nascita “ufficiale” del CJNG è il 2009; secondo altri, il 2011. Al di là di questo, sono sostanzialmente tre le date importanti per comprendere la genesi del cartello: il 14 agosto 2003, il 28 ottobre 2009 e il 29 luglio 2010. Il 14 agosto 2003 venne arrestato Armando Valencia, il leader del Cartello del Millennio, organizzazione attiva nel narcotraffico di marijuana e oppio con base in Michoacán, poi estesasi nel confinante Jalisco: l’arresto indebolì profondamente il cartello, costringendolo di fatto ad allearsi (nel 2006) con il Cartello di Sinaloa e a passare sotto il diretto controllo di Ignacio Coronel. Il 28 ottobre 2009 venne catturato anche il nuovo leader del Millennio, Óscar Nava Valencia. Il 29 luglio 2010, infine, lo sfiancato Cartello del Millennio ricevette il colpo di grazia: l’uccisione di Ignacio Coronel creò inevitabilmente un vuoto di potere interno al quale non riuscì a sopravvivere, e finì pertanto per frantumarsi in piccoli gruppi.

Da questo padre comune caduto in disgrazia – il Cartello del Millennio, cioè – emersero due gruppi rivali: La Resistenza di Ramiro Pozos (ma creata da Coronel proprio da un cellula del Millennio come ennesimo braccio armato del Cartello di Sinaloa) e il Cartello Nuova Generazione di Jalisco di Nemesio Oseguera. La guerra che le due gang intrapresero per garantirsi il controllo dello stato di Jalisco si concluse con la vittoria del CJNG e la dissoluzione della Resistenza.

Come ogni organizzazione criminale che aspira a diventare grande, il CJNG necessitava di una base sociale d’appoggio, ovvero di una qualche forma di legittimazione popolare che gli consentisse di operare senza grossi problemi in quella fase di consolidamento della propria presenza e autorità su un territorio appena “conquistato”. Rivestire di parole nobili degli intenti di natura criminosa ed egoistica è utile allo scopo, e lo è ancora di più indicare un nemico – un’organizzazione criminale rivale, in questo come in tanti altri casi –, dipingerlo nel peggior modo possibile e presentarsi pubblicamente come alternativa, come suo antagonista e come difensore del “popolo” dai suoi soprusi. Il CJNG ha fatto esattamente questo: proclamarsi «braccio armato del popolo» e protettore delle masse dalla violenza dei Los Zetas, un gruppo criminale costituitosi sul finire degli anni Novanta da ex-soldati dei corpi d’élite dell’Esercito messicano, già rivale del Cartello di Sinaloa e attivo – più che nel narcotraffico, in realtà – nel racket delle estorsioni, dei rapimenti, della prostituzione, del contrabbando di armi e degli omicidi su commissione. Il primo nome del CJNG – o quantomeno quello di una sua branca – era infatti, non a caso, Los Mata Zetas (“Gli Ammazza-Zetas”). Nelle prime apparizioni pubbliche e mediatiche si dichiaravano, ancora non a caso, «contrari ai rapimenti e alle estorsioni». Nei video propagandistici che caricavano su YouTube facevano mostra dei membri degli Zetas che avevano catturato, dopodiché li processavano arbitrariamente e li giustiziavano.

Questa maschera da “paladini della gente” cadde definitivamente il 20 settembre del 2011, quando nella città di Boca del Río, nello stato di Veracruz, vennero rinvenute due camionette contenenti trentacinque cadaveri (molti dei quali presentavano inequivocabili segni di tortura) che – secondo il narco-messaggio di accompagnamento – avrebbero dovuto essere membri o affiliati degli Zetas. Ma nessuno di loro lo era realmente. I massacri di Veracruz continuarono con cadenza quasi giornaliera per tutto il mese di settembre e per almeno i primi dieci giorni di ottobre con centinaia di vittime, sebbene non sempre fosse facile accertarsi dell’effettiva responsabilità del CJNG, nonostante alcune sue rivendicazioni.

Proprio perché nascosta dietro l’identità di Ammazza-Zetas, la sigla CJNG ebbe modo di imporsi veramente all’attenzione nazionale soltanto a partire dal 19 marzo, quando un assalto condotto dal cartello contro un convoglio della Polizia federale per le strade di un quartiere di Ocotlán, nel Jalisco, provocò – criminali esclusi – otto morti: cinque poliziotti e tre civili. Gli esperti di criminalità messicana individuarono a posteriori nell’attacco del 19 marzo l’inizio di un significativo cambio di strategia nel CJNG, che effettivamente da quel momento divenne ancora più aggressivo nei confronti delle forze armate: aggressività che probabilmente andava interpretata come una “dimostrazione di forza” indirizzata alle autorità messicane, per intimidirle e dissuaderle dal contrastare il CJNG dopo che il 28 febbraio 2015 la marina aveva arrestato Abigael González Valencia, leader dei Los Cuinis, un’organizzazione del narcotraffico molto potente (specie in Europa e in Asia) e molto vicina a El Mencho.

Il 6 aprile, in un’imboscata del CJNG lungo un tratto di autostrada nello stato di Jalisco morirono quindici agenti della polizia statale. Gli assalitori possedevano lanciagranate, altre armi di grosso calibro e granate a frammentazione. Qualche ora dopo, il CJNG abbandonò al margine di un’autostrada il corpo senza vita del capo della polizia di un altro municipio dello stato di Jalisco. L’uomo, che fu picchiato e torturato, aveva un coltello conficcato nel petto a fissare un messaggio che spiegava il perché della sua morte: «Questo è per quello che avete fatto a El Gringo», ovvero un boss locale del CJNG ucciso un paio di settimane prima dalla polizia jalisciense. Il CJNG aveva già tentato di vendicare El Gringo cercando di assassinare, senza riuscirvi, addirittura il Commissario generale di pubblica sicurezza di Jalisco. Omicidi di alti funzionari pubblici, comunque, erano già stati compiuti in passato dal cartello.

Il 1 maggio il CJNG riuscì, quasi a voler dimostrare la potenza di fuoco di cui dispone, addirittura ad abbattere un elicottero militare – mai nessun’altra organizzazione criminale messicana c’era riuscita prima – nel corso di violentissimi, imponenti e perfettamente coordinati scontri con le forze di sicurezza messicane nel Jalisco e negli stati confinanti di Colima, Michoacán e Guanajuato.

La vicenda spinse il governo messicano a dichiarare letteralmente guerra al cartello con l’“Operazione Jalisco”. E qualche successo, ma in realtà tutt’altro che decisivo, ci fu: il 23 giugno venne catturato (poi rilasciato, poi ricatturato) Rubén Oseguera González, El Menchito, il figlio di Nemesio Oseguera; il 18 novembre arrestarono Iván Cazarín Molina, altro elemento di spicco del CJNG; il 3 dicembre 2015 toccò invece ad Antonio Oseguera Cervantes, il fratello del boss; il 3 gennaio 2016 al cognato, Elvis González Valencia. Ma le capacità del CJNG non sembrano essere state minimamente intaccate dalle pur considerevoli detenzioni, forse perché il vero obiettivo della “caccia all’uomo” che le autorità messicane stanno tenacemente portando avanti – ossia Nemesio El Mencho Oseguera – continua a sfuggire ad ogni tentativo di cattura.

Il CJNG non smette di crescere e di accrescere la sua influenza in Messico e nel mondo. Partito dal Jalisco, in cinque anni ha triplicato la sua presenza nel paese, estendendosi rapidamente nei vicini Colima, Nayarit, Guanajuato e San Luis Potosí, ma anche nel Veracruz (un tempo sotto il controllo degli Zetas), nel Morelos, nel Guerrero, nell’Oaxaca, nel Chiapas, a Città del Messico e nel Michoacán, approfittando della debolezza del cartello dei Cavalieri Templari (in fase di smantellamento o di riorganizzazione a seguito dell’arresto del suo ultimo leader – Servando Gómez Martínez, La Tuta – il 27 febbraio 2015) e infiltrandosi nel principale corpo di autodifesa rurale dello stato. Cronache locali parlano di una contesa attualmente in corso tra il CJNG e il Cartello di Sinaloa per il possesso – anche, ma non solo – di Tijuana, in Bassa California, città posta praticamente sul confine con gli Stati Uniti d’America e proprio per questo strategico corridoio per il passaggio di narcosostanze oltre la frontiera: Tijuana, non a caso, è da anni controllata dal Cartello di Sinaloa, che continua a dominare il mercato statunitense delle droghe.

Il CJNG è invece poco presente negli USA perché – e forse è proprio da questa sua atipicità che viene la sua ricchezza – concentra il grosso dei suoi narcotraffici nella più appetibile Asia, contrabbandando soprattutto eroina e anfetamine, e da qualche tempo – soprattutto in Cina e in Giappone – anche cocaina. Possiede inoltre forti legami in Australia, Spagna, Italia e in alcuni paesi d’Africa. Da Hong Kong, grazie ad accordi stretti con imprenditori locali, importa efedrina e altri precursori a prezzi vantaggiosi, buona parte dei quali giungono in Messico attraverso il porto di Lázaro Cárdenas, in Michoacán, uno dei principali scali portuali del Pacifico e un tempo controllato dai Cavalieri Templari.

Il CJNG sembra non reinvestire il grosso degli enormi profitti del narcotraffico in Asia e Oceania (senz’altro più “sicuro” di quello in Nordamerica) in attività lecite così da “ripulirli”, ma li utilizza piuttosto per dotarsi di armi nuove, efficienti e di nuova generazione. Le stesse con cui riesce a tenere testa all’Esercito e alle altre forze federali messicane, le stesse con cui ha abbattuto un elicottero militare nel maggio 2015 e le stesse con cui è riuscito a sbaragliare Zetas e Cavalieri Templari e ad appropriarsi delle loro zone d’influenza. Le stesse con cui è riuscito ad imporsi, in una manciata d’anni appena, come una delle organizzazioni criminali più potenti in Messico – se non, addirittura, come la più potente in assoluto.


Puoi seguirmi su Twitter: @marcodellaguzzo

Questo articolo è stato modificato e aggiornato il 14/07/2016.

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