Ad Armando Saldaña, giornalista

Armando Saldaña aveva cinquantadue anni e faceva il giornalista presso una piccola emittente radiofonica di Tierra Blanca, cittadina nello stato messicano di Veracruz. Il suo corpo è stato ritrovato, senza vita, nel pomeriggio di lunedì 4 maggio ad Acatlán de Pérez Figueroa, nello stato di Oaxaca, una trentina di chilometri circa dal confine col Veracruz: buttato in mezzo alla vegetazione, il volto tra la terra, la maglietta sollevata che scopre una parte di schiena; gli hanno sparato quattro colpi in testa, e sul corpo si vedono chiari i segni delle torture.

Stando alle testimonianze, Saldaña sarebbe stato rapito due giorni prima, sabato 2 maggio, da alcuni uomini armati mentre faceva ritorno a casa da una festa.

Gli investigatori hanno dichiarato di non avere alcuna pista certa da seguire. L’unico indizio potrebbe essere collegato all’attività giornalistica dell’uomo, che pare denunciasse puntualmente i numerosi furti subiti dalla Petróleos Mexicanos (PEMEX), l’azienda petrolifera statale messicana. I furti di combustibile sono talmente frequenti che nel 2013, ad esempio, la PEMEX spese (abbastanza inutilmente) quasi 300 milioni di pesos in servizi di sorveglianza e di pattuglia.

La responsabilità dei furti viene generalmente ricondotta alle organizzazioni criminali e ai cartelli, come quello dei Los Zetas, nato alla fine degli anni Novanta da ex-soldati dei corpi d’élite dell’Esercito messicano e particolarmente attivo nel nord-est del Messico: Tamaulipas soprattutto, Nuevo León e appunto Veracruz.

Armando Saldaña è il dodicesimo giornalista assassinato nello stato di Veracruz dal 2010, cioè da quando Javier Duarte ne è stato eletto governatore. Duarte appartiene al Partito Rivoluzionario Istituzionale (PRI), lo stesso del presidente Enrique Peña Nieto.

Sempre nel Veracruz, il 24 gennaio scorso è stato trovato il corpo di un altro giornalista, Moisés Sánchez, prelevato dalla sua abitazione circa venti giorni prima.


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