Perché in Messico vengono assassinati così tanti politici?

Con l’uccisione, lo scorso martedì 2 giugno, di Miguel Ángel Luna Munguía, membro del Partito della Rivoluzione Democratica (PRD), il numero dei candidati alle elezioni di medio termine (previste per domenica) assassinati da febbraio ad oggi è salito addirittura ad otto.

Come spiegare tutta questa violenza?

Una risposta ha provato a darla Alejandro Hope, che si occupa di sicurezza e giustizia per El Daily Post. Nella sua breve ma lucida analisi, intitolata semplicemente Why are candidates getting killed?, Hope ricorda innanzitutto come il mondo della criminalità organizzata messicana stia cambiando: non più – non solo – pochi e grandi cartelli come un tempo, ma tante gang minori spesso neanche così attive nel narcotraffico, quanto nei rapimenti e nelle estorsioni. Quel che ne consegue da questo mutato scenario è un legame più stretto tra quella galassia di piccole organizzazioni e il territorio, limitato, in cui operano. La complicità delle autorità municipali – sindaci, governatori, forze di polizia e quant’altro – gli è perciò indispensabile: senza, non potrebbero prosperare. Non è strano quindi che abbiano interesse ad inserirsi nelle vicende politiche, a maggior ragione se si è in tempo di elezioni, attraverso – come ritiene Hope – «la corruzione, l’intimidazione o, se necessario, l’omicidio».

Se è vero che molte delle violenze sono effettivamente legate alla criminalità organizzata, è anche vero che è facile addobbarle così da farle sembrare tali: insomma, è facile far passare un omicidio politico per una esecuzione malavitosa. Che è esattamente quello che successe nel novembre passato con l’assassinio di un membro del Partito Azione Nazionale, prima che venisse scoperta la verità.

Infine, scrive Hope, nonostante l’omicidio di un politico sia un evento indubbiamente “forte” (intimidisce gli elettori e può portarli all’astensionismo, può condannare alla sconfitta il partito “colpito”, può creare tensione con il governo federale…), non si può dire che sia particolarmente rischioso per gli esecutori e i mandanti: la possibilità di restare impuniti è molto alta, dato che solo un omicidio su cinque in Messico si conclude con un arresto.

Insomma, viste le condizioni, Hope ritiene amaramente che «lo stupore non sta nel fatto che alcuni candidati vengano uccisi, ma che il numero dei cadaveri non sia molto più alto».


Puoi seguirmi su Twitter: @marcodellaguzzo

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2 commenti Aggiungi il tuo

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  2. Ziemlich dumme Aktion. Jetzt sehen wir die 156 Milliarden Nachzahlung nie. Damit wäre der Rettungsschirm von denen bezahlt worden, die zuvor betrogen haben. JETZT haben wir WEDER das Geld NOCH die Betrüger. Wo ist da der Sinn ???

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