Le elezioni di medio termine in Messico

Domenica 7 giugno si sono tenute in Messico le elezioni di medio termine. Tutti i cittadini aventi diritto di voto – diritto esercitato in realtà soltanto da una minoranza piuttosto esigua, poco più del 47%, secondo fonti istituzionali, che è comunque una delle percentuali più alte registrate finora per elezioni di questo tipo – hanno avuto la possibilità di eleggere 500 deputati, più di 300 sindaci, 17 legislatori statali e 9 governatori. Le elezioni sono dette “di medio termine” perché vengono organizzate verso la metà del mandato – un sexenio, sei anni – del presidente degli Stati Uniti Messicani: quello attuale, in carica dal 1° dicembre 2012, è Enrique Peña Nieto, membro del Partito Rivoluzionario Istituzionale (PRI).

Stando ai risultati forniti dall’Istituto Nazionale Elettorale, il PRI mantiene il controllo della Camera dei deputati: nonostante l’indice di gradimento del presidente Peña Nieto sia indubbiamente calato a seguito della (secondo molti inefficiente) sua gestione del caso dei quarantatré ragazzi rapiti a Iguala il 26 settembre scorso e a seguito dello scandalo della “casa bianca” nel novembre passato, il suo partito ha ricevuto circa il 30% dei voti. Il Partito Azione Nazionale (PAN), all’opposizione, è al secondo posto con il 21-22% circa delle preferenze.

Più interessante invece quello che è accaduto nel Nuevo León, nel nord-est del paese, dove – primo caso nella storia del Messico – a venir eletto governatore è stato un candidato indipendente (non legato, cioè, a nessun partito). Si tratta di Jaime Rodríguez, meglio conosciuto col soprannome di El Bronco, “Il duro”.

Ma queste elezioni di medio termine non sono state soltanto svolte storiche e riconferme dello status quo. Se è vero che la giornata di ieri è trascorsa senza particolari incidenti in buona parte del paese, alcuni stati hanno costituito un’eccezione che proprio non si può tralasciare.

L’Istituto Nazionale Elettorale ha parlato di «mancata installazione» di un’ottantina di seggi negli stati di Chiapas, Guerrero, Oaxaca, Chihuahua, San Luis Potosí, Durango e Hidalgo. Mentre l’organizzazione Artículo 19, che si occupa di promuovere e difendere il diritto alla libertà di espressione, ha denunciato ventisette casi di aggressione a giornalisti nella giornata di ieri, tra violenze fisiche, detenzioni arbitrarie e furti di apparecchiature.

Le proteste sono state poi particolarmente forti nel Chiapas. In realtà, in questo stato all’estremo sud del Messico, le operazioni di boicottaggio andavano avanti già da qualche giorno, principalmente ad opera degli insegnanti appartenenti alla CNTE, un sindacato dei lavoratori nell’educazione, che si stanno opponendo alla Riforma educativa presentata dal presidente Peña Nieto, che introdurrebbe test per la valutazione delle competenze di maestri e professori. Domenica 7 giugno la CNTE ha occupato quattro dei dodici distretti federali del Chiapas nel tentativo di impedire lo svolgimento delle elezioni. Si è parlato anche di quasi trecento seggi elettorali che avrebbero avuto problemi di vario tipo.

Nel Guerrero, invece, a protestare sono stati i parenti e gli amici dei quarantatré di Ayotzinapa. «Non si possono tenere elezioni quando ci sono quarantatré giovani che non si trovano», disse comprensibilmente il padre di uno di quei normalisti scomparsi nel nulla durante la marcia tenutasi lo scorso 26 maggio a Città del Messico per ricordare che da quella notte di settembre sono passati già otto mesi. E quindi nella città di Tixtla si è fatto un falò di urne e schede elettorali. Qualcosa di simile è accaduto anche a Ocosingo, Chiapas, e ha portato a quindici arresti.

In tutto il Guerrero sono stati registrati 77 “incidenti” di varia natura. Nella rocciosa città di Tlapa un giovane ha perso la vita in circostanze non ancora chiarite a seguito degli scontri tra contestatori e forze di polizia, mentre a Chilpancingo c’è stato un lancio di molotov contro gli uffici elettorali. A Temax, Yucatán, un presunto alterco tra sostenitori del PRI e sostenitori del PAN è degenerato nella violenza, provocando la morte di due persone.

*Ringrazio @Pizzetto73 per avermi segnalato alcune necessarie aggiunte*


Dallo scorso febbraio sono stati uccisi ben otto candidati alle elezioni di medio termine. Se ti interessa approfondire, maggiori dettagli qui.

Puoi seguirmi su Twitter: @marcodellaguzzo

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