Il Messico è lo stato che ha pagato di più Hacking Team

Hacking Team è una società italiana, di Milano, che si occupa di sicurezza informatica. La reputazione di cui gode non è esattamente delle migliori: nonostante abbia affermato di aver sempre agito in maniera legale ed eticamente corretta, sono in molti ad accusarla di vendere software e altri strumenti di sorveglianza a praticamente qualunque governo, anche a quelli che si sono macchiati di gravi violazioni dei diritti umani. Proprio per questo, l’organizzazione non governativa Reporter senza frontiere, che si batte per la difesa della libertà di stampa nel mondo, l’aveva inserita tra i Nemici di Internet.

Lo scorso 6 luglio Hacking Team è stata vittima di una massiccia violazione da parte di un gruppo di hacker: si parla di addirittura 400 gigabyte di dati (documenti, credenziali di accesso, email…) diffusi su BitTorrent, e quindi a disposizione di chiunque. Nell’elenco dei clienti di Hacking Team sarebbero presenti anche alcuni governi noti per essere particolarmente repressivi. Decisamente grave – e fonte di imbarazzo per l’azienda, che aveva negato ogni rapporto col paese – è che in quella lista compaia il Sudan: verso il Sudan è infatti attualmente attivo un embargo (un blocco degli scambi commerciali, in breve) emesso dall’ONU dopo che il regime sudanese represse con la violenza alcune manifestazioni. A chi volesse approfondire, consiglio vivamente di leggere questo post su Il Disinformatico di Paolo Attivissimo.

Esiste un legame tra il Messico e la controversa azienda milanese? Pare proprio di sì, perché il Messico è, almeno finora, lo stato che ha speso di più per dotarsi dei sistemi di spionaggio di Hacking Team: ben 5,8 milioni di euro. Segue l’Italia; poi il Marocco, l’Arabia Saudita e il Cile.

Tra le istituzioni messicane che usufruivano dei prodotti di Hacking Team figurerebbero i governi degli stati di Puebla, Durango, Querétaro, Messico, Campeche, Baja California, Tamaulipas, Jalisco e Yucatán; la Procura generale della Repubblica (PGR); la Procura dello Stato del Messico (PGJEM); la Segreteria della sicurezza pubblica del Distretto federale (SSPDF); la Segreteria della Marina messicana (SEMAR); il Centro di investigazione e sicurezza nazionale (CISEN); la Polizia federale. Senza contare quegli organi oggi non più attivi.

Non molte ore fa, Miguel Ángel Osorio Chong, segretario degli Interni nel governo Peña Nieto, ha annunciato che il Messico acquistò in passato alcuni software dalla Hacking Team; più precisamente durante la presidenza di Felipe Calderón, e quindi nel periodo compreso tra il 2006 e il 2012. Ha poi aggiunto che l’attuale amministrazione – quella di Peña Nieto, appunto – «non ha comprato nessuno strumento» di vigilanza.

Ma Osorio Chong è stato ben presto smentito. Red en Defensa de los Derechos Digitales (R3D), una ONG che difende e promuove i diritti umani su Internet, ha diffuso la fattura di un contratto da 205.000 euro siglato il 24 aprile 2015 tra il Centro di investigazione e sicurezza nazionale (CISEN) e Hacking Team.


Puoi seguirmi su Twitter: @marcodellaguzzo

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