I laboratori di metanfetamina del Cartello di Sinaloa vi faranno pensare a Breaking Bad

Ovviamente sono un grande fan di Breaking Bad. E ovviamente lo sei anche tu. Quindi immagino che la prima cosa che ti è venuta in mente guardando questa foto

metasky

sia qualcosa di simile a questo:

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Non ci sarebbe in realtà da restarne così sorpresi, perché Breaking Bad è una serie tv decisamente accurata: un cuoco di metanfetamina di nome Walter White, poi, esiste davvero, e circa due anni fa si scrisse di un traffico di meth nordcoreana pura al 99%. Per quanto fedele possa essere, comunque, Breaking Bad non è reale, mentre la prima foto sì.

L’immagine proviene da un video pubblicato il 9 luglio da Sky News, che è riuscita ad avere accesso ad un laboratorio clandestino di metanfetamina di proprietà nientepopodimeno che del Cartello di Sinaloa (quello del Chapo Guzmán, tra l’altro recentemente evaso di prigione). «Dopo otto mesi di trattative – racconta Stuart Ramsay nell’articolo – hanno acconsentito [i membri del Cartello di Sinaloa, ndr] a farci vedere il loro processo di produzione di meth, e con quello vedere un “super laboratorio” all’opera. Non è mai stato permesso prima d’ora».

Le riprese mostrano alcune persone che “cucinano” metanfetamina mescolando degli ingredienti in un grosso fusto metallico; indossano maschere, guanti e larghe tute da lavoro di colore giallo o bianco per proteggersi dalle esalazioni gassose. Alla fine del processo si ottiene una polvere, con la quale si riempiono delle capsule che vengono chiuse in dei sacchetti.

Nell’articolo che accompagna il video Ramsay spiega come mai i cartelli – Sinaloa in primis – si sono innamorati della metanfetamina («è completamente sintetica e può essere prodotta a basso prezzo»), da dove vengano i precursori («dall’India e dalla Cina»; i narcotrafficanti messicani fanno affari con gli imprenditori cinesi già da una decina d’anni, e non commerciano solo in droghe) e su quali mercati la sostanza venga riversata («Stati Uniti ed Europa»; ma è in Asia che la metanfetamina domina).

Il laboratorio visitato dalla troupe di Sky News sarebbe in grado di produrre più di 110.000 chili di meth a settimana, guadagnando circa diciassette milioni di euro all’anno (che, a detta dell’intervistato, è un profitto tutto sommato «medio»). Quanto cucinato in una notte appena ha già un valore di 700 dollari se venduto in Messico; se lo si piazza alla frontiera nord o direttamente negli Stati Uniti il prezzo lievita enormemente: 2.000 dollari al confine, 4.000 in territorio americano.

Stuart Ramsay scrive che laboratori clandestini come questo non sono nascosti da qualche parte sulle montagne della Sierra Madre o in un camper nel deserto del New Mexico, ma si troverebbero nel bel mezzo dei centri urbani, letteralmente «sotto il naso» dell’Esercito messicano. Che sembra, stranamente, non accorgersene.


Puoi seguirmi su Twitter: @marcodellaguzzo

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