Si sospetta la partecipazione dei militari in due nuove stragi in Messico

Dopo i massacri di Tlatlaya (30 giugno 2014), di Apatzingán (6 gennaio 2015) e di Tanhuato (22 maggio), anche a Calera sono stati i militari? E ad Aquila?

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Martedì 7 luglio a Calera, nello stato di Zacatecas, sette giovani (cinque ragazzi e due ragazze) vengono prelevati dall’abitazione in cui si trovavano da un gruppo di soldati appartenenti al 97° battaglione di fanteria dell’Esercito messicano, guidato dal colonello Martín Pérez Reséndiz e in quel momento impegnato in una – questo è quello che si dice – operazione antidroga.

Le famiglie denunciano immediatamente la loro scomparsa, ma le prime notizie sulla loro sorte le riceveranno soltanto venerdì 17: una telefonata le avverte che, il giorno prima, la polizia municipale ha trovato i cadaveri di tre uomini e una donna in una casa nelle vicinanze di una diga. Sono stati tutti uccisi con un colpo d’arma da fuoco alla nuca, e mostrerebbero segni di tortura. I genitori accorrono sul posto e, nonostante l’avanzato stato di decomposizione in cui versano, riescono ad identificare immediatamente, grazie a dei tatuaggi, due di quei corpi.

L’esame del DNA fa il resto. Sabato 18 la procuratrice generale della giustizia dello stato di Zacatecas ne rivela i nomi: sono effettivamente quattro dei sette desaparecidos di Calera. Uno di loro era un ex-militare; faceva parte proprio del 97° battaglione di fanteria. Nel pomeriggio dello stesso giorno vengono trovati altri tre corpi, due uomini e una donna: i tre scomparsi che mancavano. Ma i parenti non li avrebbero ancora visti, neanche in fotografia.

A seguito delle denunce presentate dai familiari dei sette giovani (in cui viene esplicitamente fatto il nome del colonnello Reséndiz del 97° battaglione), la Segreteria della difesa nazionale (SEDENA) ha annunciato con un comunicato che la Procura generale della giustizia militare ha già avviato un’inchiesta «per determinare la probabile esistenza di una qualche violazione della disciplina militare e, se necessario, procedere a norma di legge». In un nuovo comunicato, la SEDENA ammette la presenza di «indizi di un possibile coinvolgimento militare».

Aggiornamento 30/07/2015: il colonnello Martín Pérez si trova al momento detenuto presso il carcere militare di Jalisco. È stato accusato – il processo si svolgerà prossimamente – di aver ordinato il rapimento e la morte dei sette giovani di Calera e di essere colluso con il cartello dei Los Zetas. In questo articolo la rivista Proceso fa un po’ di chiarezza sul passato dell’uomo e sui suoi legami con gli Zetas, organizzazione criminale nata negli anni ’90 proprio da un gruppo di disertori dell’Esercito e che ora si contende il dominio del nord-est del Messico con il padrone di un tempo, il Cartello del Golfo. Il controllo dello stato di Zacatecas (Messico centro-settentrionale) sembra al centro di una contesa tra i due gruppi: una fonte vicina all’ambiente militare ha inoltre rivelato a Proceso che Pérez rapì ed eliminò i sette perché li riteneva membri del Cartello del Golfo, «per aiutare i Los Zetas».

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E ancora per la serie “Sono stati i militari?”, un presunto scontro tra elementi della Marina (SEMAR) e sostenitori della Forza rurale di autodifesa nel municipio di Aquila, Michoacán, si è concluso con la morte di un bambino di dodici anni e con il ferimento di sei persone.

È successo ieri, 19 luglio, mentre la comunità indigena di Santa María Ostula stava protestando, bloccando un tratto di un’autostrada, per ottenere la liberazione di Cemeí Verdía, comandante della Forza rurale e conterraneo. I federali, probabilmente per reprimere la manifestazione, avrebbero aperto indiscriminatamente il fuoco contro i civili.

Verdía sarebbe stato arrestato – come ha informato la Procura generale della Repubblica con un comunicato – a causa della sua «probabile responsabilità nella violazione della legge federale sulle armi da fuoco e gli esplosivi»: lo avrebbero trovato in possesso di fucili d’assalto e di una pistola .9 millimetri. In reazione all’arresto, ritenuto ingiustificato, alcuni sostenitori di Verdía avrebbero nella mattina di ieri sequestrato alcuni militari al fine di ottenere un dialogo con le autorità e chiedere la scarcerazione del loro leader. Nel pomeriggio, gli uomini della SEMAR hanno fatto irruzione nel centro abitato per liberare i loro soldati.

Il 23 luglio la Procura generale della giustizia dello stato di Michoacán (PGJE) ha comunicato che, a seguito delle investigazioni condotte sul caso Ostula, a sparare contro i civili non sono stati i federali, ma degli “ignoti”.

La Forza rurale di Santa María Ostula è stato il primo gruppo di autodifesa costituitosi in Messico nel XXI secolo: nasce nel 2009 (il fenomeno delle autodefensas esploderà quattro anni dopo) per contrastare lo strapotere del cartello dei Cavalieri Templari nel Michoacán. Stando a quanto affermato da Agustín Vera Ramírez, membro della comunità di Ostula, in una conferenza stampa il 21 luglio, l’arresto di Cemeí Verdía non sarebbe altro che un pretesto per favorire gli interessi criminali dei Cavalieri Templari, che godrebbero del pieno appoggio delle autorità federali. Alcuni testimoni della sparatoria del 19 luglio affermano inoltre di aver sentito i soldati incitare e gridare il loro sostegno al cartello.


L’account Twitter Valor Por Michoacán ha diffuso le immagini (molto forti) dei bambini coinvolti nello scontro di Aquila; puoi vederle qui. Mentre qui Andrea Spotti inserisce la brutale repressione di Ostula in un più ampio progetto di guerra alle comunità indigene, che vivono in territori ricchi di risorse naturali.

Puoi seguirmi su Twitter: @marcodellaguzzo

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