A Juan Santos Cabrera, giornalista

La mattina di giovedì 13 un gruppo armato ha fatto irruzione in un bar nel centro di Orizaba, Veracruz, uccidendo sei persone: tra queste, il giornalista Juan Heriberto Santos Cabrera e il presunto narcotrafficante José Márquez.

Altri due giornalisti erano presenti nel luogo della sparatoria, ma avrebbero riportato soltanto ferite lievi. All’interno del locale, come informa la Procura generale del Veracruz, le autorità avrebbero ritrovato le armi delle sei vittime, mentre gli assassini (forse cinque) sarebbero stati intercettati nella fuga da elementi della Forza Civile: ne è seguito uno scontro a fuoco tra i due schieramenti, ma i criminali sono riusciti a sfuggire alla cattura.

Il giornalista Juan Santos Cabrera lavorava per il network televisivo Televisa, e sarebbe un nome piuttosto noto in città. La sua morte cade a circa due settimane dall’omicidio del fotoreporter Rubén Espinosa e di altre quattro donne in un appartamento nella colonia Narvarte di Città del Messico. Santos è l’ottavo giornalista ucciso in Messico quest’anno e il quindicesimo ucciso in Veracruz dal 2010, anno in cui Javier Duarte è stato eletto governatore dello stato, riconosciuto come il più pericoloso per chi fa giornalismo in Messico. Anche Santos, come Espinosa, pare si sia in passato scontrato con l’amministrazione Duarte: nell’agosto 2014 venne aggredito dalla polizia del Veracruz mentre stava seguendo una protesta cittadina contro il governo statale.

José Márquez, alias El Chichi, apparterrebbe al cartello dei Los Zetas e si occuperebbe della gestione dello spaccio nella regione centrale del Veracruz.

Il segretario del governo dello stato di Veracruz ha comunicato che era El Chichi l’unico obiettivo dell’aggressione armata, escludendo ogni connessione tra la sparatoria e l’attività giornalistica di Santos Cabrera, ma non dimenticando di marcare la simultanea presenza, nel bar, dell’inviato di Televisa e del narcotrafficante.

È un comportamento, questo, piuttosto usuale: le autorità statali e federali messicane cercano spesso, quando si verifica l’omicidio di un giornalista, di scartare ogni relazione tra la morte e la professione della vittima; se questo non è possibile, cercano di diffamarla, magari insinuando l’esistenza di rapporti con il crimine organizzato. Quando lo scorso 2 luglio localizzarono il corpo del giornalista veracruzano Juan Mendoza, ad esempio, il governatore Javier Duarte disse che «alcuni lavoratori nei mezzi di comunicazione hanno legami con i gruppi criminali».

Aggiornamento 08/02/2016: Il 2 febbraio il governatore del Veracruz Javier Duarte ha annunciato, su Twitter, la cattura del «pericoloso criminale Josele Márquez alias El Chichi». Peccato che, ufficialmente, El Chichi era già stato dato per morto da quasi sei mesi.

Il giorno dopo le istituzioni veracruzane hanno dichiarato che l’annuncio della (falsa) morte del Chichi faceva parte di una precisa «strategia» per arrestarlo. Il 4 febbraio, però, un giudice lo libera per mancanza di prove nei suoi confronti, ma non appena mette piede fuori dalla prigione viene nuovamente arrestato con l’accusa di omicidio.


Puoi seguirmi su Twitter: @marcodellaguzzo

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