L’economia del Messico non cresce abbastanza

Il Messico non cresce abbastanza. Con oltre cinquantacinque milioni di poveri e con la moneta nazionale che continua a perdere valore (17,50 pesos per un dollaro statunitense), «il Messico deve crescere di più per soddisfare esigenze reali e perentorie». È la conclusione alla quale è giunto il Consiglio di coordinamento del commercio (CCE), organo che rappresenta gli investitori messicani, lo scorso 21 settembre.

Nel 2014 l’economia messicana è cresciuta del 2,1%. Per il 2015 si prevede invece una crescita del 2,3% circa.

Per il CCE è necessario che il governo di Peña Nieto metta concretamente in atto le riforme strutturali annunciate e promesse, che si assicuri il rispetto e la salvaguardia dei diritti umani e che si combatta la corruzione e l’insicurezza pubblica. Una vera crescita non sarà possibile – ha continuato il CCE – se non si aumenterà il potere d’acquisto dei cittadini messicani, raggiungibile soltanto con un incremento dell’occupazione adeguatamente retribuita.

Il perno del piano di rilancio economico del Messico pensato da Enrique Peña Nieto è la privatizzazione del settore petrolifero: il Messico è, potenzialmente, un grande esportatore di petrolio, ma la PEMEX (l’azienda petrolifera messicana) soffre di una grave carenza strutturale che non le consente di sfruttare adeguatamente gli importanti giacimenti di cui il Messico dispone.

Privatizzazione del settore petrolifero a parte, Peña Nieto punta molto sulla riforma delle telecomunicazioni, delle infrastrutture (molte aree del Messico non risultano adeguatamente connesse con il resto del paese) e soprattutto dell’istruzione. La riorganizzazione di quest’ultimo settore comprenderebbe dei test di valutazione degli insegnanti, forme di retribuzioni in base al merito e un maggiore e più generale controllo federale sulle scuole.

Peña Nieto si trova anche ad affrontare un forte sentimento di sfiducia nei suoi confronti da parte della popolazione, probabilmente dovuto alla sua presunta malagestione del caso dei quarantatré studenti di Ayotzinapa (il prossimo 26 settembre cadrà l’anniversario della loro scomparsa) e alle accuse – da cui è stato recentemente sollevato – di corruzione e conflitto di interessi. Stando a recenti sondaggi, comunque, il suo indice di gradimento si aggirerebbe intorno al 35%, con una perdita di venti punti percentuale rispetto all’anno precedente.


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