Lo Stato del Messico vive da tempo un’emergenza femminicidio

Tutt’intorno a Città del Messico, popolosa metropoli dai confini imprecisati che funge da capitale per gli Stati Uniti Messicani, si estende lo Stato del Messico (Estado de México; solitamente contratto in Edomex). Nello Stato del Messico si consuma quotidianamente una forma particolare di violenza che raramente – o comunque, non così frequentemente – trova posto nelle narrazioni che sul Messico vengono fatte, sia dall’interno che dall’esterno. E questo nonostante il Messico venga considerato un po’ lo stato “violento” per antonomasia: il paese dei narcos e dei grandi cartelli della droga. Recentemente, con l’uccisione del fotoreporter Rubén Espinosa, il tema della violenza sui giornalisti è riuscito a rompere il muro del silenzio e giungere all’attenzione internazionale; allo stesso modo, il “caso Ayotzinapa” ci ha resi consapevoli delle decine di migliaia di messicani (e non) vittime di sparizione e di sparizione forzata. Ma di femminicidio non si parla.

L’Edomex è attualmente il peggior posto in Messico dove essere donna. Stando all’Osservatorio cittadino nazionale sul femminicidio (OCNF), dal 2011 al 2012 nello Stato del Messico sono state rapite 1258 donne tra adulte e ragazze – più della metà aveva un’età compresa tra i dieci e i diciassette anni – e ne sono state uccise 448. Gran parte dei femminicidi si rivelano essere particolarmente brutali: i corpi senza vita vengono spesso mutilati e sfigurati, prima di venire abbandonati in posti pubblici come strade o parchi. Tutti tratti che, a detta dei criminologi, confermano la matrice d’odio di genere dei delitti.

Dal 2005 al 2011 lo Stato del Messico è stato governato da Enrique Peña Nieto, l’attuale presidente degli Stati Uniti Messicani. Nel corso del suo mandato da governatore le donne assassinate sono state 1997. Nonostante si fosse già mostrato inadeguato a contrastare l’esplosione di femminicidi in un territorio limitato, durante la campagna elettorale per le elezioni presidenziali del 2012 Peña Nieto promise di promuovere la parità di genere e di ridurre la violenza in tutto il paese. Promesse che verranno disattese: stando ad un recente bilancio, il tasso di omicidi in Messico ha ricominciato ad aumentare, con quasi 14mila persone assassinate nei primi nove mesi del 2015.

Come ricorda Nina Lakhani in un articolo pubblicato sul Guardian, la violenza nello Stato del Messico «rievoca in modo sconcertante una precedente epidemia di femminicidi»: quella di Ciudad Juárez, Chihuahua, dove tra il 1993 e il 2014 vennero assassinate 1530 donne. Quali fossero i legami tra Juárez e i femminicidi ho cercato di spiegarli in passato qui. Riassumendoli: c’entrano fattori economici (il NAFTA), culturali (l’ancora imperante ideologia machista) e giudiziari (è rarissimo che si giunga alla condanna dell’assassino).

Negli stessi anni che costarono a Juárez il titolo di «città letale per le donne», il numero di femminicidi nello Stato del Messico era addirittura dieci volte maggiore. Nel silenzio e nell’impunità più totali. E proprio a causa dell’assenza di indagini, non è possibile – dicono gli attivisti – inquadrare appieno il fenomeno e spiegare il perché di tutta questa violenza e contrastarla, come invece si è fatto – in maniera non del tutto sufficiente – per Ciudad Juárez.

Le autorità governative dello Stato del Messico hanno sempre cercato di minimizzare («ci sono problemi più gravi», disse un portavoce dell’attuale governatore) e nascondere il fenomeno, dichiarando che l’alto numero di vittime andava considerato in relazione al numero complessivo di abitanti. L’Edomex è sì lo stato più popoloso del Messico (vi risiede il 13,5% dei messicani), ma è anche lo stato dove ha luogo un quarto di tutti i femminicidi che vengono commessi nell’intero paese. Le indagini vengono poi avviate soltanto per una piccola percentuale di episodi – il più delle volte grazie ad organizzazioni non governative come il già citato OCNF, che si fa carico di supportare le famiglie delle vittime e di fare pressione sulle autorità competenti per ottenere giustizia – e il numero di quelli che si concludono con la condanna del colpevole è veramente irrisorio.

Il tasso di impunità è, in Messico, in generale altissimo: meno del 5% di tutti gli omicidi viene perseguito con successo. Considerando ancora l’intero paese, il tasso di crescita dei femminicidi in Messico è il quinto nel mondo: dal 2.4 su 100mila donne nel 2011 al 3.2 nel 2014.


Puoi seguirmi su Twitter: @marcodellaguzzo

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