Un quotidiano ha accusato gli studenti di Ayotzinapa di essere dei narcos

Gli studenti della Scuola normale rurale “Raúl Isidro Burgos” di Ayotzinapa saranno indagati per presunti legami con il crimine organizzato: lo ha annunciato ieri il segretario degli Interni, Miguel Ángel Osorio Chong, nel corso di un’intervista.

La dichiarazione di Osorio Chong giunge un giorno dopo la pubblicazione di un articolo su Milenio (uno dei maggiori quotidiani messicani, di orientamento priísta) firmato dal direttore Carlos Marín, che ha accusato – sulla base di una conversazione telefonica tra due studenti – i normalisti di Ayotzinapa di appartenere ad una nota gang criminale dello stato di Guerrero.

Milenio costruisce la sua accusa grazie ad una telefonata – ma non viene specificato come il quotidiano ne sia entrato in possesso – svoltasi la notte del 21 ottobre tra uno studente non identificato e Omar García, il portavoce dei normalisti e “simbolo” della lotta per la verità sui fatti di Iguala del 26 settembre 2014. I due ragazzi starebbero discutendo di un fatto avvenuto il giorno prima, il 20 ottobre, quando alcuni membri di una organizzazione criminale conosciuta col nome di Los Ardillos avrebbero fatto irruzione all’interno della “Raúl Isidro Burgos” con l’intento di prelevare quattro studenti, appartenenti alla banda rivale dei Los Rojos. Il presunto rapimento sarebbe stato impedito grazie all’intervento di forze di polizia comunitaria locali.

Stando alla porzione di conversazione riportata, Omar sembra essere a conoscenza del fatto che alcuni studenti sono affiliati con i Rojos, e si preoccupa che la cosa possa screditare il nome della scuola e la causa dei normalisti agli occhi dell’opinione pubblica.

A poche ore dalla pubblicazione dell’articolo, Omar García ha affidato la sua replica a Facebook con un breve messaggio. Non nega l’esistenza della telefonata, ma scrive che questa è stata «estrapolata dal contesto», e che Marín e i giornalisti di Milenio cercano di «sabotare un movimento [quello di e per Ayotzinapa] che non riescono a capire, perché non rientra nella loro logica elettorale e politica». Intervistato da Aristegui Noticias, Omar dice che l’articolo di Milenio rientra in una vasta strategia governativa per «collegare i normalisti di Ayotzinapa con il crimine organizzato», e quindi criminalizzarli e privarli del sostegno dei messicani. La telefonata, poi, sarebbe stata «in parte» modificata.

Non è la prima volta che gli studenti di Ayotzinapa vengono collegati ai Los Rojos. Anzi, i due nomi sono stati accostati praticamente da subito: il 7 novembre 2014, quando l’allora dirigente della Procura generale della Repubblica presentò la sua «verità storica» (poi smontata) sugli avvenimenti di Iguala del 26 settembre, disse che i quarantatré normalisti dispersi erano stati uccisi da elementi del mini-cartello dei Guerreros Unidos, che li avevano scambiati proprio per membri della gang rivale dei Rojos.

Nel corso di questa lunga – e irrisolta – vicenda, gli ayotzinapos sono stati un po’ di tutto: sovversivi, ladri, narcotrafficanti, criminali e anche militari. Il 17 giugno la Segreteria della difesa rivelò che uno degli studenti dispersi era un soldato, ma per mesi e mesi non ne divulgò il nome per garantire «la sicurezza della sua famiglia». Improvvisamente, nei primi giorni di ottobre, il segretario della Difesa Salvador Cienfuegos non soltanto fornì nome e cognome del giovane in questione, ma disse che non c’era «niente di strano. Questo ragazzo era autorizzato a studiare».


Qui trovi la traduzione in italiano del post che Omar García ha pubblicato su Facebook.

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