È impossibile che gli studenti di Ayotzinapa siano stati cremati, dice il GIEI

La «verità storica» del governo messicano sul “caso Ayotzinapa” si fa meno vera ogni giorno che passa.

Lo scorso 7 dicembre il Gruppo interdisciplinare di esperti indipendenti (GIEI), nominato dalla Commissione interamericana dei diritti umani (CIDH) a svolgere indagini autonome sulla sparizione dei quarantatré studenti, ha completamente escluso la possibilità che nella discarica di Cocula – il luogo dove, stando alla ricostruzione ufficiale della vicenda, i normalisti sarebbero stati cremati – possa esserci stato un incendio nella notte del 26 settembre 2014.

Stando alle immagini satellitari, infatti, non risulta che nessun fuoco sia stato accesso nella zona. Solo forti piogge.

Il 6 settembre 2015 il GIEI aveva già dimostrato come fosse scientificamente impossibile – per mancanza di tempo e di combustile, ma non solo – riuscire a bruciare un numero così ingente di corpi nell’arco di una notte appena. A Cocula, comunque, le autorità messicane hanno annunciato di aver identificato due dei quarantatré studenti dispersi (l’ultimo il 16 settembre passato), ma ben più di qualche obiezione è stata sollevata in merito alla affidabilità di queste affermazioni.

Secondo la Procura generale della Repubblica (PGR), i normalisti sarebbero stati uccisi e ridotti in cenere da membri del cartello dei Guerreros Unidos, che li avrebbero scambiati per affiliati della gang rivale dei Los Rojos. L’allora dirigente della PGR Murillo Karam definì questa versione «verità storica».

Nonostante la fragilità della «verità» ufficiale, le indagini della PGR hanno continuato su questa pista, portando ad arresti di numerosi presunti narcos del cartello dei Guerreros Unidos. L’ultima cattura di un certo peso è avvenuta il 18 settembre, con la detenzione di El Cabo Gil: l’uomo è sospettato di aver ordinato la morte dei giovani.

Secondo il GIEI, la certezza dell’inesistenza di qualsiasi incendio non deve portare al rilascio immediato dei detenuti, dal momento che potrebbero essere ugualmente implicati nella sparizione degli studenti. Ha però anche precisato che il 70% delle persone arrestate per il “caso Ayotzinapa” presenta lesioni da tortura.

Gli attori che il governo messicano ha completamente escluso a priori da ogni indagine sono i militari del 27° battaglione di fanteria, di stanza ad Iguala nella notte del massacro, nonostante il loro coinvolgimento – se non altro per omissione – sia stato provato da investigazioni giornalistiche e dal lavoro del GIEI.

Proprio il GIEI sta continuando ad insistere sulla necessità di interrogare ventisette soldati che potrebbero essere coinvolti nella vicenda, mentre le dichiarazioni che undici elementi del 27° battaglione hanno rilasciato agli uomini della PGR non possono dirsi valide.

A doversi ripetere, infine, sono anche le investigazioni ufficiali sul quinto autobus in possesso dei normalisti nel momento dell’attacco, perché sarebbero state condotte su un mezzo estraneo alla vicenda.


Se vuoi saperne di più sulla lunga vicenda dei quarantatré studenti scomparsi di Ayotzinapa, clicca qui.

Puoi seguirmi su Twitter: @marcodellaguzzo

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