Come procede la caccia a “El Chapo”?

Venerdì 25 dicembre alcune truppe della Marina messicana sono state aggredite da «presunti membri della criminalità organizzata» nel corso di un’operazione di pattuglia nello stato di Sinaloa, più precisamente nei dintorni del municipio di Badiraguato – luogo di nascita di Joaquín Guzmán, El Chapo, il narcotrafficante al comando del Cartello di Sinaloa evaso nel luglio passato.

La Segreteria della Marina (SEMAR) ha reso pubblici i dettagli dell’evento il giorno dopo. Nel comunicato si legge che il fuoco dei criminali è stato così intenso da costringere i federali a richiedere un supporto aereo, ma anche l’elicottero giunto a dare rinforzo sarebbe stato bersagliato dagli assalitori. Due di quest’ultimi avrebbero perso la vita nello scontro armato. Sarebbero anche state sequestrate e distrutte circa quattro tonnellate e mezza di marijuana, già impacchettate e pronte al trasporto.

Lo scontro “natalizio” è l’ultimo tassello nella lunga, complicata e – almeno finora – inconcludente caccia grossa al Chapo.

Il 14 dicembre, ancora nel municipio di Badiraguato, il piccolo centro di La Tuna (dove risiede la madre e altri parenti di Guzmán) è stato massicciamente occupato da elementi della Marina, che hanno impedito a chiunque l’accesso al pueblo. I federali si sarebbero stanziati nel ranch di Aureliano Guzmán, fratello del boss di Sinaloa. Pare ci sia anche stata qualche sporadica sparatoria, e forse – ma non ci sono conferme – dei morti. Ma qual è stato il senso di questa operazione?

La Tuna è la città natale del Chapo, ma per quanto sia inutile sottolineare il potere di cui gode in quel luogo, è veramente improbabile che Guzmán abbia deciso di farne il suo rifugio durante la latitanza: davvero troppo scontato. Forse il governo spera in un suo passo falso – magari una visita alla vecchia madre –, o forse vuole provocarlo stando addosso ai suoi familiari.

La realtà è che El Chapo potrebbe essere dovunque. Lo si cerca negli Stati Uniti, e per un po’ l’intelligence argentina era convinta si trovasse in Patagonia. Si è addirittura (ingenuamente) creduto che il figlio del criminale avesse per errore rivelato l’ubicazione del padre – Costa Rica – con una foto postata su Twitter il 31 agosto. Ma il figlio del Chapo (sempre che l’account sia realmente il suo) potrebbe aver banalmente utilizzato una VPN, e non c’è neanche la certezza che l’uomo nella foto fosse davvero Joaquín (il volto era oscurato; ed El Mayo, n° 2 del Cartello di Sinaloa, gli è simile per corporatura e baffi). Per di più, nessuno può sapere la data dello scatto – insomma, ai fini delle indagini, è praticamente inutile.

Il 3 dicembre è stato diffuso su YouTube un video che mostra un uomo in maglietta bianca e berretto assistere ad una specie di rodeo, circondato da guardie armate.

È possibile che l’uomo sia El Chapo, ma la data del filmato è ignota. Ancora una volta, una “traccia” assolutamente inutile.

Il 16 ottobre scorso le autorità hanno confermato che Joaquín Guzmán è rimasto ferito al viso e ad una gamba nel corso di un fallito tentativo di cattura messo in atto dalla SEMAR sulle montagne della Sierra Madre Occidentale. Molti civili che risiedevano nelle zone interessate dal conflitto hanno denunciato ai giornalisti gli abusi commessi dai federali, che dagli elicotteri avrebbero aperto il fuoco contro case ed automobili. VICE News ha recentemente realizzato un documentario proprio su questo tema.

Aggiornamento 08/01/2016El Chapo Guzmán è stato arrestato.


Se ti interessa, sul Washington Post puoi leggere della bufala di “El Chapo ci protegge dallo Stato Islamico” – praticamente la versione messicana di “Totò Riina protegge l’Italia dall’ISIS”.

Puoi seguirmi su Twitter: @marcodellaguzzo

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