L’omicidio di Gisela Mota: crimine organizzato, imprenditoria e politica

Il 2016 in Messico è iniziato con uno scoppio. Non quello dei fuochi d’artificio sopra la bella statua dell’Angelo dell’Indipendenza di Città del Messico, ma quello dell’arma che ha ucciso Gisela Mota la mattina del 2 gennaio.

Gisela Mota, trentatré anni soltanto, militava nel Partito della Rivoluzione Democratica (PRD), di centro-sinistra, e il 1 gennaio era ufficialmente diventata la nuova sindaca di Temixco, stato di Morelos. A neanche ventiquattr’ore dal suo insediamento, cinque persone la assassinano sparandole quattro colpi alla testa nella sua casa alla periferia della città. Due killer perdono poi la vita nel corso di uno scontro con le forze di polizia accorse sul posto, mentre gli altri tre vengono catturati: un minorenne, un diciottenne e una giovane donna.

La Commissione di sicurezza pubblica dello stato di Morelos dichiara, a qualche ora dall’accaduto, che Gisela sarebbe stata uccisa dall’organizzazione criminale dei Los Rojos – una delle principali attive nella zona – per aver rifiutato di accettare una somma di denaro offertale dalla gang. Alcuni collaboratori della donna rifiutano però questa versione, e ritengono che la sindaca possa essersi fatta dei nemici dopo aver annunciato la rescissione di alcuni contratti eccessivamente generosi che il municipio di Temixco aveva stretto in precedenza con degli imprenditori privati.

L’omicidio di Gisela Mota, comunque, oltre al notevole impatto sull’opinione pubblica nazionale ed estera, ha avuto anche importanti ripercussioni sulla politica interna messicana. Nel Morelos vige infatti il modello del Mando Único, per il quale le autorità municipali (il Messico è un’entità federale, divisa in stati a loro volta articolati in municipi) cedono la gestione dei propri corpi di polizia al governo centrale in cambio di maggiore protezione dai gruppi criminali. Questi ultimi, infatti, date le loro dimensioni ridotte e le loro modeste aree di influenza – tutt’altra cosa rispetto ai vecchi cartelli – hanno bisogno dell’appoggio delle forze dell’ordine locali per poter svolgere indisturbati i propri traffici. Il Mando Único, sottraendo all’amministrazione municipale il controllo della polizia, si prefigge di ostacolare l’operato delle gang, non in grado di infiltrarsi nei “piani alti” delle istituzioni, e contemporaneamente di tutelare i sindaci dai ricatti dei narcos.

Il governatore del Morelos, Graco Ramírez (anche lui membro del PRD), ha annunciato di non voler «cedere alle minacce» del crimine organizzato – che starebbe cercando, secondo lui, di contrastare l’attuazione del Mando Único – e si è schierato per il potenziamento del modello poliziesco nel suo stato. In molti vi si oppongono, primo fra tutti il socialista Cuauhtémoc Blanco, sindaco di Cuernavaca ed ex-star del calcio: la legittimità costituzionale del Mando Único è infatti traballante, dato che il governo federale può assumere il controllo dei municipi solo in casi di «gravi perturbazioni dell’ordine pubblico».

L’ennesima battaglia politica, insomma – condotta, stavolta, sulla pelle di Gisela.


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Questo articolo è apparso anche su Pangea News.

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