Anche la Germania alimenta la violazione dei diritti umani in Messico

La Heckler & Koch è un’azienda tedesca che produce armi da fuoco. Uno dei suoi prodotti di punta è il G36, un fucile d’assalto disponibile sul mercato dal 1995 e attualmente in dotazione alle forze di sicurezza di oltre sessanta paesi del mondo: sarà il fucile dell’esercito tedesco fino al 2019, e in Italia è stato utilizzato dai NOCS, l’unità speciale antiterrorismo della Polizia.

La Heckler & Koch e il Messico sono in stretti rapporti da quasi quarant’anni: l’esercito messicano è armato con fucili H&K dal 1979, e la messicana Direzione generale delle industrie belliche (DGIM) ha ottenuto, nel tempo, svariate licenze per produrre localmente alcune delle tanto apprezzate armi da fuoco germaniche.

In Germania esiste però una legge, traducibile in Atto di controllo delle armi da guerra, che stabilisce che «le armi progettate per la guerra possono essere costruite, trasportate e messe in commercio solo con il permesso del governo federale» tedesco. Questa legge ne impone il divieto assoluto di export verso alcuni paesi. Quattro stati particolarmente violenti del Messico rientrano tra questi: Chiapas, Chihuahua, Guerrero e Jalisco.

Proprio il governo tedesco ha formalmente accusato, nel maggio scorso, l’azienda Heckler & Koch di aver esportato illegalmente in Messico, tra il 2003 e il 2011, più di 4.700 fucili d’assalto G36 negli stati suddetti senza il permesso delle istituzioni. Per il momento, sei ex-dipendenti della H&K sarebbero indagati. In quegli otto anni sono arrivati in Messico, in totale, 9.472 fucili modello G36.

La Heckler & Koch ha visto la propria situazione aggravarsi a seguito della scoperta che la polizia municipale di Iguala, Guerrero era armata con fucili G36 la notte del 26 settembre 2014, quando ha aperto il fuoco contro gli allievi della Normale rurale di Ayotzinapa (uccidendone tre e ferendone, anche gravemente, molti di più) e contro altri civili, per un totale di sei vittime. E G36 erano anche i fucili con cui la polizia statale del Guerrero sparò contro gli studenti normalisti in una precedente occasione (un blocco stradale nel dicembre 2011), uccidendone due.

Ma c’è di più. Anche se il bando germanico è attivo solo verso quattro stati, in tutto il Messico le autorità perpetrano sistematicamente le più disparate violazioni dei diritti umani, che talvolta assurgono perfino – è il caso della sparizione forzata, o delle intimidazioni verso i giornalisti e gli attivisti – a vere e proprie pratiche strutturali per la repressione del dissenso. Quelle autorità imbracciano fucili di provenienza tedesca. Con quei fucili sono state compiute decine e decine di esecuzioni extragiudiziali, detenzioni illegali, episodi di tortura e svariati altri crimini.

La Germania non ha incluso lo Stato del Messico, o Edomex, nel suo divieto, ma i fucili con cui l’Esercito massacrò ventidue civili a Tlatlaya sono – per esempio – proprio modelli Heckler & Koch.

Aggiornamento 20/05/2016: Come comunicato mercoledì 18 dall’agenzia di stampa tedesca Deutsche Presse-Agentur, la corte di Stoccarda, in Germania, processerà due ex-dirigenti, due ex-responsabili delle vendite e un dipendente della Heckler & Koch per aver inviato e venduto illegalmente – tra il 2006 e il 2009 – fucili G36 e altre armi da fuoco in alcune aree del Messico, tra le quali anche il municipio di Iguala, nel Guerrero.

Aggiornamento 21/05/2015: Il giornalista e filmmaker tedesco Daniel Harrich – autore del servizio televisivo Tödliche Exporte (“Esportazioni mortali”) sul commercio illegale di fucili G36 in Messico da parte della Heckler & Koch, che gli è recentemente valso la vittoria del prestigioso premio Grimme-Preis – e altri quattro membri del suo team sono attualmente indagati con l’accusa di aver pubblicato dei documenti riservati e relativi all’azione legale intentata dalle autorità tedesche contro la Heckler & Koch. Se queste accuse – peraltro provenienti dallo stesso pubblico ministero con cui Harrich aveva collaborato per la realizzazione della video-inchiesta – nei confronti di Harrich e dei suoi collaboratori dovessero venire confermate, i cinque verrebbero puniti con una grossa multa o con un anno di reclusione.

Harrich ritiene che la messa in stato d’accusa sia una vendetta delle istituzioni tedesche, la cui totale assenza di controlli – se non la diretta collusione – nei confronti dei presunti traffici dell’incriminata azienda produttrice di armi era stata documentata dal suo lavoro giornalistico. Secondo le autorità, Harrich e il suo team avrebbero dovuto pubblicare quei documenti soltanto a causa conclusa, sebbene il processo contro la Heckler & Koch abbia raggiunto l’attenzione dell’opinione pubblica proprio e solamente grazie al loro lavoro investigativo.


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