Le omissioni e le fragilità della terza perizia sul “caso Ayotzinapa”

Venerdì 1 aprile la Procura generale della Repubblica messicana (PGR) e un portavoce del Gruppo collegiale di esperti in materia di fuoco hanno reso pubbliche le conclusioni della terza perizia eseguita nella discarica della città di Cocula, dove – secondo la ricostruzione ufficiale, conosciuta come «verità storica» – quarantatré allievi della Scuola normale rurale di Ayotzinapa sarebbero stati uccisi e cremati da membri di una gang locale dopo essere stati rapiti nella città di Iguala il 26 settembre 2014.

Secondo il portavoce del Gruppo collegiale, tra la notte del 26 settembre e la mattina del 27 nella discarica di Cocula sarebbe stato acceso un grande fuoco, e i resti ossei raccolti proverebbero la cremazione di almeno diciassette corpi. È possibile – ha aggiunto – che tutti e quarantatré gli studenti siano stati bruciati sul luogo, ma «solo un esame su vasta scala potrà confermare questa possibilità».

Questa terza perizia confermerebbe la pur controversa e fragile ricostruzione delle autorità messicane, portata avanti pressoché inalterata dal 7 novembre 2014, che vede i quarantatré normalisti aggrediti e rapiti ad Iguala da alcuni poliziotti corrotti e dai sicari dei Guerreros Unidos perché scambiati per membri di una organizzazione criminale rivale, dopodiché uccisi e cremati nella suddetta discarica. Ricostruzione controversa, si diceva, perché costruita su confessioni estorte con la tortura, e perché esclude a priori il coinvolgimento dell’Esercito e della Polizia federale, nonostante il loro ruolo nella vicenda sia stato provato da investigazioni indipendenti. E ricostruzione fragile, perché non supportata da evidenze scientifiche che provino davvero la cremazione e la morte degli studenti.

Per quanti i genitori dei dispersi, molte organizzazioni e buona parte dell’opinione pubblica messicana e internazionale continuino a non credere alla versione presentata dal governo federale, il lavoro del Gruppo collegiale di esperti in materia di fuoco sostiene e di fatto conferma la «verità storica» ufficiale, e verrà senz’altro esibito come prova della validità delle investigazioni della PGR, che nei pressi della discarica aveva già affermato di aver rinvenuto i resti di due dei quarantatré studenti.

Ma neanche questa terza perizia, comunque, è libera da controversie, visto che non sono state fornite spiegazioni né dettagli sulle modalità con cui la ricerca è stata condotta e su come si sia giunti alle conclusioni. “Mancanza” non da poco, dato che lo scorso febbraio una prestigiosa équipe argentina di antropologi forensi (EAAF) aveva escluso la possibilità di un incendio a Cocula nella notte del 26 settembre 2014: semplicemente, non c’erano prove, come non c’erano prove che i resti ossei ritrovati nella discarica appartenessero davvero agli studenti. E ancora prima, a settembre e poi a dicembre, un altro team, il GIEI – nominato dalla Commissione interamericana dei diritti umani a svolgere indagini autonome sul caso –, aveva dimostrato come fosse scientificamente impossibile, soprattutto per mancanza di tempo e di combustile, riuscire a bruciare un numero così grande di corpi nell’arco di una notte appena. Per di più, stando alle immagini satellitari, non risulta nessun fuoco nella zona la notte del 26 settembre, ma soltanto forti piogge.


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