“El Chapo” Guzmán verso l’estradizione

Il 20 maggio la Segreteria delle relazioni estere (SRE) del Messico ha comunicato di aver ufficialmente concesso l’estradizione di Joaquín Guzmán Loera negli Stati Uniti d’America, dopo che questi ultimi hanno garantito alle istituzioni messicane che non condanneranno a morte il narcotrafficante.

Della notizia sarebbe già stato informato il diretto interessato, El Chapo (da quindici giorni detenuto presso il carcere Cefereso No. 9 di Ciudad Juárez), che, ad estradizione compiuta, sarà processato dalla Corte federale del distretto occidentale del Texas con le accuse di crimine organizzato, associazione per delinquere, omicidio, sequestro di persona, riciclaggio di denaro e possesso illegale di arma da fuoco. Su Guzmán pendono accuse simili anche in altri sei stati americani – Arizona, California, Florida, Illinois, New Hampshire e New York –, sebbene i procedimenti per l’estradizione siano stati avviati soltanto per il già menzionato Texas e per la California.

Il 9 maggio, undici giorni prima dell’annuncio della SRE, un giudice federale messicano si era pronunciato in favore dell’estradizione negli Stati Uniti dello storico leader del Cartello di Sinaloa, seguito – il 16 maggio – da una seconda opinione favorevole, emessa da un altro giudice in risposta ad una richiesta proveniente da una corte federale in Texas.

I legali di Guzmán continuano ad opporsi con forza all’estradizione, e già il 9 maggio fecero sapere alla stampa che tutte le ingiunzioni (note in Messico come amparos) presentate per impedirla risultavano ancora vigenti. Per di più, ad ottobre un giudice messicano aveva accolto uno dei numerosi ricorsi presentati dagli avvocati del Chapo. Tuttavia, lo scorso marzo José Refugio Rodríguez, il principale avvocato di Guzmán, disse – ma si trattò senza dubbio di una provocazione – che il suo cliente si era mostrato intenzionato ad accelerare i procedimenti per l’estradizione negli Stati Uniti perché non più in grado di sopportare i rigidissimi protocolli di sorveglianza a cui veniva sottoposto ad Altiplano, il carcere di massima sicurezza nello Stato del Messico dal quale evase il 12 luglio 2015 e dove venne nuovamente rinchiuso dopo essere stato arrestato (per la terza volta) l’8 gennaio scorso: lamentava, in particolare, le continue perquisizioni e i controlli nella sua cella, che gli impedivano di riposare.

Le prime voci di una imminente estradizione (addirittura via terra) del Chapo in territorio americano hanno iniziato a circolare insistentemente da sabato 7 maggio, quando venne diffusa la notizia dell’avvenuto trasferimento del narcotrafficante dal carcere di Altiplano a quello di Cefereso No. 9, a Ciudad Juárez, praticamente sul confine con il Texas. Le autorità messicane non avevano fatto però parola di estradizione, giustificando lo spostamento come parte di una precisa strategia di sicurezza, per «rinforzare» i controlli ad Altiplano e scongiurare la possibilità di una nuova evasione dell’uomo.

Cefereso, però, non è una struttura di massima sicurezza come Altiplano: al contrario, è stato valutato il peggior carcere messicano (ha seri problemi di sovraffollamento, e i diritti umani dei detenuti sono scarsamente rispettati), e si trova alla periferia di una città – Juárez – dove è forte il potere e l’influenza del Cartello di Sinaloa. Stando alle autorità, comunque, il soggiorno del Chapo in questa prigione sarà breve.

Ad agosto gli Stati Uniti presentarono al governo messicano una nuova richiesta di estradizione per El Chapo, dopo essersi visti rifiutare quella di giugno e dopo aver assistito con una certa stizza alla fuga del criminale a luglio. Soltanto qualche giorno dopo la sua ricattura, alcuni avevano previsto che Guzmán sarebbe stato estradato intorno alla metà del 2016. Ma le cose – proprio per la battaglia legale portata avanti tenacemente dal team di avvocati del narcotrafficante – potrebbero rivelarsi più lunghe del previsto, anche ora che qualche passo in avanti è stato fatto.

Aggiornamento 28/05/2015: Un giudice messicano ha concesso ieri una sospensione provvisoria dei procedimenti per l’estradizione di Joaquin Guzmán in territorio statunitense. La decisione del magistrato sarebbe perfettamente in linea con i ricorsi già presentati dai legali del narcotrafficante e con quelli che lo saranno a breve: gli avvocati di El Chapo hanno infatti annunciato che contrasteranno l’estradizione – che ritengono «incostituzionale» – del loro assistito tramite un nuovo amparo.

Aggiornamento 29/06/2015: Per l’ennesima volta, un giudice federale messicano ha bloccato ieri i due procedimenti per l’estradizione di Joaquin Guzmán negli Stati Uniti (per la precisione, in California e in Texas), accogliendo i ricorsi presentati dai suoi avvocati. La sentenza del magistrato resterà in vigore per un massimo di due settimane, ma qualora venisse a tutti gli effetti convalidata, il trasferimento del Chapo in territorio americano verrebbe ritardato di svariati mesi, se non di anni.

Aggiornamento 21/10/2016: Un giudice federale messicano ha respinto ieri cinque ricorsi (amparos) presentati in passato dai legali di Joaquin Guzmán per impedirne l’estradizione. La sentenza, tuttavia, non è definitiva: i difensori del narcotrafficante avranno infatti a disposizione una decina di giorni per chiedere una revisione della sentenza davanti ad un tribunale federale. Per di più – riporta la CNN –, Guzmán rimarrebbe protetto da un ultimo amparo, che non sarebbe ancora stato revocato. Almeno per il momento, dunque, El Chapo resta in Messico (si trova rinchiuso a Ciudad Juárez), e non sarà ancora possibile estradarlo negli Stati Uniti.

Aggiornamento 20/01/2017: Ieri, 19 gennaio, El Chapo è stato estradato per via aerea negli Stati Uniti d’America, a New York. Il trasferimento del narcotrafficante è avvenuto esattamente un giorno prima della cerimonia di insediamento del nuovo presidente, Donald J. Trump.


Puoi seguirmi su Twitter: @marcodellaguzzo

Questo articolo è stato modificato e aggiornato il 21/05/2016.

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