Il presidente Peña Nieto vuole legalizzare il matrimonio gay in tutto il Messico

Il 17 maggio, durante le commemorazioni per la Giornata internazionale contro l’omofobia, la bifobia e la transfobia, il presidente del Messico Enrique Peña Nieto ha annunciato di voler modificare un articolo della costituzione per legalizzare il matrimonio egualitario in tutto il paese. La decisione si inserisce nel solco di una sentenza emessa lo scorso anno dalla Corte suprema di giustizia messicana (SCJN), secondo la quale sarebbe incostituzionale proibire le nozze tra persone dello stesso sesso.

Peña Nieto ha detto di voler «riconoscere come diritto umano la possibilità delle persone di sposarsi senza alcuna discriminazione. Che i matrimoni possano celebrarsi cioè senza discriminazioni per motivi di appartenenza etnica o nazionale, di disabilità, di condizione sociale, di condizioni di salute, di religione, di genere o di orientamento sessuale. In questo modo, il matrimonio egualitario verrebbe reso esplicito nella nostra costituzione, come già avviene in diverse entità federali; tuttavia, non è possibile che nel nostro paese che alcuni stati o entità possiedano determinati diritti e altri no».

In Messico infatti, in quanto entità federale, la legislazione in materia di matrimonio è affidata ai singoli stati. Pertanto, esistono stati in cui il matrimonio tra persone dello stesso sesso è legale e celebrato (come Chihuahua, Coahuila, Jalisco, Nayarit, Quintana Roo e Sonora) e altri in cui è esplicitamente bandito (come lo Yucatán); in tutti gli altri, seppur non vengano celebrati, sono riconosciuti. A Città del Messico, capitale degli Stati Uniti Messicani, il matrimonio gay è legale già dal 2009. Oltre al matrimonio, esistono anche altre forme di unioni civili tra persone dello stesso sesso.

In un paese in cui l’80% della popolazione è cattolica – ma solo uno scarso 20% è praticante – le gerarchie ecclesiastiche si sono già mostrate contrarie all’iniziativa presidenziale. Il portavoce dell’arcidiocesi cattolica di Città del Messico, ad esempio, l’ha definita una «distrazione», perché nel paese «ci sono questioni più serie di cui ci si dovrebbe occupare». Parole davvero simili a quelle pronunciate dal cardinale Angelo Bagnasco in Italia a commento della recente legge sulle unioni civili: «La gente vuole vedere il Parlamento impegnato senza distrazioni di energie e di tempo, perché questi [cioè la povertà, la disoccupazione e il gioco d’azzardo, ndr] sono i problemi veri del paese, cioè del popolo».


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