In Messico gli insegnanti protestano contro la riforma dell’educazione

Circa 2.500 persone hanno – secondo le stime ufficiali – marciato il 27 maggio assieme ai maestri del Coordinamento nazionale dei lavoratori dell’educazione (CNTE; il sindacato degli insegnanti “dissidenti” nato nel 1979 come alternativa al più antico Sindacato nazionale dei lavoratori dell’educazione) per le strade di Città del Messico fino a Los Pinos.

Qui, nella residenza presidenziale, alcuni professori sono stati ricevuti da un alto funzionario che avrebbe acconsentito a fare da mediatore tra la Segreteria dell’Interno (SEGOB) e le richieste dei manifestanti: a questi ultimi è stato assicurato che non ci sarà più nessuna repressione violenta della protesta né nessun ulteriore sgombero dei plantones, i sit-in, organizzati nella capitale. Tuttavia, il governo messicano ha specificato che non ci sarà nessun dialogo con la CNTE fintantoché non accetterà la Riforma educativa.

L’opposizione alla Riforma educativa rappresenta in realtà il tema centrale delle manifestazioni, che si susseguono da diversi giorni non soltanto a Città del Messico, ma anche e specialmente nel sud della nazione, negli stati di Chiapas, Oaxaca, Guerrero e Michoacán. Oltre all’abolizione della riforma, gli insegnanti chiedono il reintegro dei maestri licenziati, un aumento degli stipendi e di conoscere finalmente la verità sui quarantatré studenti di Ayotzinapa, scomparsi dal 26 settembre 2014: alla marcha di venerdì 27 a Città del Messico hanno partecipato infatti anche i parenti dei normalisti.

Fintantoché le loro richieste non verranno accolte e un serio confronto con le autorità veramente istituito, i membri della CNTE si dicono pronti a proseguire con gli scioperi e le proteste.

La Reforma educativa è una riforma costituzionale presentata dall’attuale presidente Enrique Peña Nieto e approvata nel 2013: nelle intenzioni del suo creatore, la riforma migliorerà la qualità dell’educazione, delle infrastrutture scolastiche e degli insegnanti, introducendo test di valutazione e nuove modalità di assunzione basate sul merito. Secondo la CNTE, invece, la nuova normativa accrescerà soltanto il numero dei precari, aumentando il controllo federale sulle scuole e minando i diritti dei lavoratori del settore; inoltre, i test – poiché standardizzati – non terrebbero conto delle particolari esigenze delle scuole rurali rispetto a quelle urbane, livellando ogni differenza di contesto.

Nonostante l’ottimismo presidenziale, è certamente vero che il Messico è il paese dell’OCSE che destina la più bassa spesa media per studente, e il contesto generale dell’offerta educativa è fortemente sbilanciato e discriminante: le scuole situate nelle zone rurali e più povere – specie quelle elementari – sono anche quelle che ricevono meno sussidi statali, e quindi anche quelle più carenti strutturalmente e in termini di qualità dell’apprendimento.

Proteste di questo tipo non sono nuove in Messico, e anzi si susseguono con una certa intensità e frequenza in tutto il paese dal 2013, e in particolare negli stati meridionali. Peña Nieto e il resto del suo gabinetto hanno sempre reagito fermamente, dimostrando di non voler arretrare dalle proprie convinzioni e di non voler concedere nulla alle rivendicazioni di chi, nelle scuole, ci lavora veramente.

Aggiornamento 20/06/2016: Nel corso di una manifestazione di protesta della CNTE tenutasi ieri a Nochixtlán, Oaxaca, le polizie hanno sparato sulla folla provocando un numero ancora incerto di morti, feriti e dispersi. Maggiori dettagli qui.


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