Come ha reagito il Messico alla strage di Orlando?

Nella notte tra sabato 11 e domenica 12 giugno il ventinovenne Omar Mateen – cittadino americano dalla nascita, di origine afghana – è entrato in un locale gay di Orlando, in Florida, e ha ucciso cinquanta persone e ferito altre cinquantatré, in quella che è stata la sparatoria di massa col maggiore numero di vittime in tutta la storia degli Stati Uniti.

Mateen, impiegato come guardia di sicurezza e regolarmente in possesso di un porto d’armi, era, secondo le testimonianze di colleghi e familiari, un uomo violento – l’ex-moglie ha raccontato di essere stata spesso picchiata da lui – omofobo e razzista. Poco prima di compiere la strage, aveva telefonato al numero di emergenza 911, sostenendo di far parte dello Stato Islamico: nonostante le semplificazioni giornalistiche e politiche, non ci sono però attualmente elementi che confermino davvero il coinvolgimento diretto di Daesh nell’attacco né la reale affiliazione di Mateen al gruppo terroristico islamista. Secondo il Guardian, inoltre, «le persone coinvolte con i gruppi come al-Qaida e ISIS giurano fedeltà a un capo, non all’organizzazione […]. Finora, pare che Mateen abbia giurato fedeltà a ISIS, [fatto] che indicherebbe un grado di ignoranza e, molto probabilmente, una radicalizzazione relativamente recente».

Il presidente del Messico Enrique Peña Nieto ha immediatamente espresso su Twitter la sua e di tutto il paese «solidarietà alle famiglie» delle vittime «e al popolo statunitense», attirandosi però le critiche di chi – in virtù della sua scarsa attenzione, al di là di quella formale, per le stragi e gli episodi di violenza che avvengono ogni giorno in Messico – lo considera piuttosto un ipocrita e un cinico. Il 22 maggio nella città di Xalapa, nello stato messicano di Veracruz, alcuni uomini armati avevano fatto irruzione in un locale gay e sparato sulla folla, uccidendo quattro persone. L’episodio però, seppur molto simile a quello di Orlando, non si era guadagnato nemmeno una frase di cordoglio da parte delle istituzioni.

Ritornando alla strage di Orlando e alla reazione messicana, uno degli hashtag apparsi ieri tra i trending topic di Twitter in Messico recitava #AnimalComoHomosexual (gli omosessuali sono come gli animali, in sostanza). Più grave, perché proveniente da un rappresentante delle istituzioni, è stato il breve commento sulla vicenda che il direttore della Segreteria per lo sviluppo e l’integrazione sociale dello stato di Jalisco ha condiviso sul suo profilo Facebook, dove si è detto – con tanto di emoji in lacrime dalle risate – dispiaciuto che le vittime siano state soltanto «50 e non 100».

Sebbene in Messico i matrimoni gay e altre forme di unione siano celebrate e riconosciute praticamente in tutta la nazione (con l’eccezione di un solo stato) e l’adozione alle coppie omosessuali sia permessa in alcune entità federali già dal 2009, si commetterebbe un errore a definirlo un paese assolutamente gay-friendly. Hashtag come quello di ieri (peraltro non un caso isolato) sono soltanto la spia di un’omofobia che – in forme più o meno violente e/o latenti – interessa una parte considerevole della popolazione: nel 2015 il Messico è stato del resto il paese con il secondo più alto numero di crimini a sfondo omofobo (1.218 omicidi negli ultimi diciannove anni), e nel 2014 ben sessantuno persone sono state uccise per il loro orientamento sessuale. Un omosessuale su tre ha dichiarato di avere paura a rivelarsi per timore di licenziamenti e di ripercussioni sul luogo di lavoro.

Nonostante tutto, diverse organizzazioni LGBT hanno manifestato ieri di fronte all’ambasciata statunitense a Città del Messico – ma anche nel resto del paese – per esprimere la loro solidarietà alle cinquanta vittime di Orlando e alle quattro di Xalapa. Ad #AnimalComoHomosexual si è risposto, sui social network, con #LaHomofobiaMata. L’omofobia uccide.

Aggiornamento 14/06/2016: Sono quattro le vittime di nazionalità messicana della strage di Orlando: si tratta di tre giovani uomini di ventidue, venticinque e trenta anni di età, più una quarta persona che non è ancora stata identificata. Tra i cinquantatré feriti totali si conta invece un solo cittadino messicano, le cui condizioni sarebbero stabili.


Puoi seguirmi su Twitter: @marcodellaguzzo

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