A Nochixtlán la polizia ha sparato sugli insegnanti in sciopero

Una massiccia manifestazione di un sindacato degli insegnanti tenutasi ieri nel municipio di Nochixtlán, nello stato meridionale di Oaxaca, è stata violentemente repressa dalle forze armate messicane, che hanno sparato sulla folla. Le stime ufficiali parlano di otto morti tra maestri e dimostranti e oltre un centinaio di feriti.

La Sezione 22 del Coordinamento nazionale dei lavoratori dell’educazione (CNTE) – ovvero il sindacato di cui sopra – aveva organizzato per domenica un blocco (l’ennesimo, in realtà) lungo tratto di un’autostrada per protestare contro la detenzione, avvenuta una settimana prima e ritenuta assolutamente ingiustificata, di due suoi leader. Gli uomini, Rubén Núñez e Francisco Villalobos, sono stati accusati rispettivamente di operazioni finanziarie illecite e di rapina aggravata. Secondo la CNTE, quelli dei due portavoce sindacali oaxaqueñi sarebbero degli arresti di natura strettamente politica, pensati appositamente per tagliare le gambe ad un movimento di dissenso che ormai da diverse settimane ha investito buona parte del Messico, e in particolare modo il sud della nazione (Chiapas, Oaxaca, Guerrero e Michoacán), e che sembra avere tutte le intenzioni di continuare ad oltranza. Per di più, soltanto venerdì 17 è stato arrestato un ennesimo leader della CNTE, Juan José Ortega Madrigal, membro però della Sezione 18 del sindacato, con sede in Michoacán.

Il tema centrale di queste manifestazioni – sempre, peraltro, represse piuttosto brutalmente – è la richiesta di abolizione della Riforma educativa presentata dall’attuale presidente Enrique Peña Nieto e approvata nel 2013, che secondo la CNTE avrebbe incrementato il controllo federale sulle scuole, aumentato il numero dei precari e facilitato il licenziamento degli insegnanti “dissidenti”. Stando al suo creatore, invece, la nuova normativa migliorerà la qualità dell’educazione, delle infrastrutture scolastiche e anche degli stessi maestri, introducendo test di valutazione e nuove modalità di assunzione basate sul merito.

Lo sgombero dei manifestanti della CNTE ha avuto inizio verso mezzogiorno (ora locale) di ieri, con un impressionante spiegamento di mezzi e uomini in tenuta antisommossa. Le forze dell’ordine hanno aperto il fuoco sugli insegnanti – fatto inizialmente negato dalle autorità messicane, che sostenevano addirittura che i poliziotti non avessero armi con sé (nonostante le foto parlassero chiaro), e confermato solo in un secondo momento –, che si sarebbero difesi incendiando un camion e lanciando pietre e rudimentali ordigni esplosivi. Gli scontri sono proseguiti per circa quattro ore, provocando un numero per molto tempo incerto di morti, feriti, dispersi ed arrestati. La CNTE l’ha definita una aggressione «fascista», anche alla luce della presunta occupazione poliziesca dell’ospedale di Nochixtlán, dove pare che i federali abbiano impedito ai manifestanti feriti di ricevere cure e assistenza medica.

Soltanto la notte prima – quella di sabato 18 – e sempre nello stato di Oaxaca, la Polizia federale aveva represso una analoga protesta della CNTE lungo un tratto di autostrada nel municipio di Salina Cruz, sparando gas lacrimogeno e proiettili di gomma contro la folla.

Moltissimi intellettuali messicani, europei e americani si sono schierati dalla parte del sindacato degli insegnanti, criticando la «campagna diffamatoria» condotta nei confronti della CNTE e la sistematica criminalizzazione della protesta da parte dei politici e delle varie autorità statali e/o federali. Ma soprattutto hanno denunciato la «brutale repressione» con cui il governo continua imperterrito a rispondere alle richieste di maestri e professori, invitandolo piuttosto ad aprire un dialogo pacifico con i manifestanti e ad abbandonare la forza «per risolvere questo e qualsiasi altro conflitto».

Domenica 19 è stato ucciso anche un giornalista, Elidio Ramos Zárate, che lavorava per un piccolo giornale indipendente e che quel giorno stava seguendo un’altra manifestazione degli insegnanti a Juchitán, sempre nello stato di Oaxaca. Assieme a lui è stata uccisa – non è chiaro se incidentalmente o no – anche un’altra persona. Elidio Ramos Zárate è stato il settimo giornalista assassinato in Messico quest’anno.

Aggiornamento 21/06/2016: La CNTE ha annunciato che questo mercoledì si riunirà a Città del Messico con il segretario degli Interni Miguel Ángel Osorio Chong. Per quanto dettagli più specifici non siano stati finora forniti da entrambe le parti, non si tratta affatto di una cosa da poco: il governo messicano non ha infatti mai avuto intenzione di mettere in discussione la Riforma educativa, e soltanto qualche settimana fa aveva rigettato qualsiasi possibilità di dialogo con il sindacato.

Tuttavia, ieri in Michoacán è stato arrestato un altro leader del Coordinamento nazionale dei lavoratori dell’educazione. Si tratta di Eugenio Rodríguez Cornejo, accusato – proprio come il suo collega Juan José Ortega – di sequestro di persona.

Aggiornamento 01/07/2016: Com’era prevedibile, l’incontro tra Osorio Chong e i portavoce della CNTE si è concluso con un nulla di fatto: nessuna delle richieste degli insegnanti è stata infatti accolta. In tutto il Messico sono pertanto riprese le manifestazioni del sindacato.

Nel corso della sua visita di stato in Canada, dove ha partecipato anche al Summit dei leader del Nord America, Enrique Peña Nieto ha prima dichiarato che la sua Riforma educativa «non è oggetto di negoziazione», poi che il suo governo «non cadrà nelle provocazioni» della CNTE. Il governo ha comunque promesso che provvederà ad una rapida riparazione del danno alle famiglie delle vittime di Nochixtlán.

Aggiornamento 06/07/2016: Con grande ritardo, che certamente complicherà l’accesso alle prove, la Procura generale della Repubblica messicana (PGR) inizierà a partire da oggi le sue indagini sui fatti di Nochixtlán del 19 giugno scorso. Prima che il caso passasse nelle mani delle istituzioni federali, le indagini erano già state avviate – soltanto il 24 giugno in realtà, con cinque giorni di ritardo rispetto agli eventi – dalla procura dello stato di Oaxaca. Che le investigazioni su Nochixtlán siano divenute ufficialmente materia federale non significa necessariamente che si concluderanno con una qualche “verità” attendibile: sono universalmente note, ad esempio, le omissioni e le bugie (ripetutamente smascherate) proprio della PGR sul “caso Ayotzinapa”.

Aggiornamento 19/08/2016: Passati due mesi dai fatti di Nochixtlán, la Procura generale messicana (PGR) non ha ancora fatto chiarezza sui tanti interrogativi che ammantano l’accaduto. Ha confermato che sei delle otto vittime accertate sono state uccise con delle armi da fuoco, ma ha anche precisato che durante gli scontri «ci sono stati spari da parte dei civili».

Questa dichiarazione richiama la primissima ricostruzione ufficiale della vicenda, che voleva un terzo gruppo di civili – estraneo cioè sia ai manifestanti che alle forze dell’ordine – in possesso di armi e autore della violenza: una ricostruzione che, comunque, non è mai stata accantonata. Ma è molto probabile che la PGR stavolta voglia addossare la responsabilità della presunta sparatoria direttamente ai dimostranti e accusarli di aver aperto per primi il fuoco, secondo una logica di criminalizzazione delle vittime che è peraltro ormai una costante della giustizia messicana.

Il “caso Nochixtlán” non ha inoltre prodotto, almeno finora, neanche un indagato, nonostante la morte di otto persone.

Aggiornamento 08/09/2016: Un video diffuso online il 31 agosto mostra chiaramente alcuni poliziotti in tenuta antisommossa sparare dei colpi verso i manifestanti a Nochixtlán.

Un articolo pubblicato lo stesso giorno su La Jornada ha invece approfondito quanto successo il 19 giugno scorso nel piccolo ospedale di Nochixtlán, dove vennero trasportati quarantacinque feriti d’arma da fuoco che avevano partecipato alla manifestazione. Non soltanto quattro di loro non sopravvissero alle lesioni, ma la polizia – secondo la testimonianza di un infermiere – cercò addirittura di impedire le cure sganciando da un elicottero dei gas lacrimogeni sulla struttura: tre bambini nacquero pertanto con crisi respiratorie. Le forze dell’ordine avrebbero anche circondato la clinica, tentando ripetutamente di fare irruzione.


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