Così il Messico aspetta il ritorno dei “dreamers”

C’è qualcosa di nuovo sul fronte settentrionale per il Messico. E non si tratta di buone notizie. Già alle prese con un presidente americano che non perde occasione per mancargli di rispetto, che vorrebbe costringerlo a pagare un muro lungo il confine e che minaccia continuamente di abbandonare un importante trattato di libero scambio stipulato ventitré anni fa, da martedì il paese dovrà anche fare i conti con la cancellazione – voluta da Donald Trump e annunciata dal procuratore generale Jeff Sessions – del Deferred Action for Childhood Arrivals (DACA).

Il DACA, molto in breve, è un programma introdotto nel 2012 da Barack Obama che garantiva l’immunità dalle espulsioni a quegli immigrati irregolari, con la fedina penale pulita, giunti negli Stati Uniti da bambini al seguito dei loro genitori: i cosiddetti dreamers (“sognatori”), persone americane per lingua e cultura ma non per nascita, che in America hanno famiglia, studiano o lavorano e che il più delle volte non possiedono alcun ricordo del loro paese d’origine. I dreamers che beneficiano del DACA sono circa 800.000; di questi, 618.342 sono di nazionalità messicana.

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Immagine via John Gastaldo/Reuters.

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